Era una salita che avevo già percorso e sapevo che non presentava tratti particolarmente impegnativi. Perciò partii serenamente, intenzionata a godermi appieno la giornata e la gioia che anche la fatica sa dare quando ci si trova a così stretto contatto con la Natura.

Dopo una lunga salita avevamo progettato di fermarci per uno spuntino in una delle due malghe che avremmo incontrato.

La stagione era avanzata, ma noi speravamo comunque di essere fortunati.

La prima malga era chiusissima, quindi decidemmo di proseguire fino alla seconda, poco distante, che io ricordavo dalla volta precedente perché ubicata in un posto incantevole già sulla via di discesa.

Vedemmo un piccolo fuoristrada parcheggiato accanto all’abitazione e un cane che ci venne incontro abbaiando con aria ostile.

Dopo poco comparve dall’uscio un uomo molto alto a cui facemmo un cenno al di qua dello steccato che delimitava la malga. Gli chiedemmo cortesemente se facessero qualcosa da mangiare; altrettanto cortesemente ci rispose che non cucinavano che lui era lì solo con la sua famiglia e le sue mucche ma, visto che stavano mettendo in tavola per loro, ci avrebbero volentieri offerto quello che stavano cucinando. Ci colpì subito la gentilezza di quell’uomo che, dall’italiano incerto con cui ci aveva risposto, intuimmo essere straniero. Ci fece entrare nella sua casa dove, accanto ad un camino acceso sul quale stava cucinando la polenta, erano sedute altre 5 persone che ci presentò come sua moglie, suo figlio e una coppia di amici con relativo figlio.

Poiché l’aria era piuttosto freschetta, l’uomo (di cui non ricordo il nome che pur ci disse quando si presentò) ci invitò a rimanere a mangiare nella sala del camino. Noi declinammo l’invito perché ci sembrava di interrompere un tranquillo pranzo domenicale (che ne direste voi se, mentre state scolando la pasta si presentassero a casa vostra degli emeriti sconosciuti che chiedono un boccone?) e ci accomodammo fuori su un ampio tavolo di legno dove, poco dopo, comparve un tagliere con svariati pezzi di formaggio di malga, un salame, una pagnotta e un fiasco di vino.

Ci coprimmo per bene e cominciammo a mangiare, grati per quello di cui potevamo godere: le montagne meravigliose davanti a noi, il cielo sereno, il sole che ancora ci donava del tepore, e il cibo, offertoci da un’anima gentile.

In fin dei conti quell’uomo, alla nostra domanda, avrebbe potuto rispondere semplicemente “No, non facciamo da mangiare ed inoltre mi sto mettendo a tavola con i miei amici”. Non ci saremmo stupiti di questa risposta, l’avremmo considerata normale; ma, invece di liquidarci, ci aveva offerto quello che aveva.

Finito il pranzo rientrammo nella malga, ci scaldammo un po’ al fuoco del camino e scambiammo due parole con i nostri ospiti. La coppia in visita era di Caoria; quando chiedemmo al malgaro da dove venisse lui ci rispose tentennando e con una malcelata ritrosia: “Io vengo da Romania”. La sua vergogna mi colpì: era evidente che avrebbe preferito non rispondere ad una simile domanda.

Mi aveva ferito il suo sguardo da cane bastonato mentre rispondeva; forse pensava che anche noi, come molti, avremmo a quel punto giudicato non la persona per come si era a noi presentata, ma in base alla nazionalità a cui apparteneva.

Quando chiedemmo quanto gli dovessimo, il nostro amico rispose: “Niente”. Ovviamente insistemmo, ma lui si rifiutò decisamente di accettare del denaro dicendo, nel suo italiano un po’ incerto “Io vi avevo detto che vi potevo offrire del formaggio e della salsiccia, se volevo essere pagato ve l’avrei detto prima. Quelli che vi ho dato sono prodotti della malga, io non voglio essere pagato per questi”.

Lasciammo 30 euro sul tavolo, cercando di fargli capire che quei soldi avrebbero voluto essere un misero riconoscimento alla sua gentilezza (comunque impagabile), più che un pagamento dei prodotti che ci aveva offerto.

Salutammo calorosamente i nostri amici ed inforcammo nuovamente le nostre bici per goderci, ancora più felici di quando eravamo arrivati, i 14 KM (e 1.000 metri di dislivello!) di discesa verso Caoria.

Come si capisce da questa storia (vera in ogni sua parola, anche se potrebbe sembrare una favola), esistono solo uomini buoni e uomini malvagi e nessun’altra razza oltre a quella umana.

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