Nel contesto di una società plurale anche la nostra realtà, seppur piccola per dimensioni, non può non prendere in considerazione la questione del secolarismo che in ampia misura è causa dell’attuale configurazione sociale. Infatti la perdita di fede nell’area euroatlantica, e non meno in Italia, ha modificato il nostro tessuto civile. Ne risulta così la necessità di una nuova comunicazione per far conoscere, non come egemonia, ma come proposta, i nostri valori, con le modalità proprie del dialogo.

A questo punto anche la Giovane Montagna deve porsi il problema: come è possibile lo stare insieme associativamente con soggetti che hanno visioni diverse? La pratica della montagna per i fondatori era chiaramente legata alla vita di fede, ma questi erano consapevoli dell’esigenza di dialogare per il valore pratico di vivere con ogni soggetto che liberamente aderisce alla nostra appartenenza. Dunq! ue oggi più che mai la necessità di essere aperti a 360 gradi.

Dunque il mio augurio è che il celebrare i 100 anni dalla fondazione, oltre ad essere momento associativo importante, ravvivi in noi il senso del nostro essere Giovane Montagna in rapporto a una società in cambiamento e nella fedeltà a quella identità cristiana “capace di aprire le menti e i cuori alla dimensione dello spirito” (Benedetto XVI).

Presidente Centrale
Tita Piasentini

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